Jarosław Iwaszkiewicz “Podróże do Włoch” e “Książka o Sycylii” – Magdalena Ryder

Gli italiani, fino ad un paio di decenni fa, sapevano molto poco della Polonia e della sua cultura. Soltanto gente istruita e pochi altri riuscivano a distinguere le differenze tra una nazione e l’altra dell’est Europa. I motivi sono naturalmente da ricercare in quella chiusura che dal dopoguerra in poi ha limitato molto la comunicazione tra i due blocchi contrapposti est-ovest. Proprio per questo ci fa piacere sapere molto di più su questo grande ed importante Paese. E il fatto che per tanti pensatori e intellettuali polacchi l’Italia sia stata una delle mete preferite da considerare come fonte di inesauribile arricchimento ed ispirazione, ci rende oltremodo contenti. La nostra pagina, dunque, come già bene sapete, è disponibile ad assolvere proprio, tra le sue funzioni, quella di diffondere in senso completo tutti gli aspetti della Polonia per cui Vi siamo grati se continuate a mandarci i vostri preziosi contributi. Veramente ben fatto è questo lavoro di sintesi e di ricerca riguardante lo scrittore Jarosław Iwaszkiewicz, ad opera della nostra preziosa collaboratrice Magdalena Ryder, che con la sua analisi, impone al lettore italiano di riflettere sul modo in cui gli stranieri vedono l’Italia e gli italiani. Insomma un guardarsi allo specchio, non allo specchio di casa propria, ma ad uno specchio prestato altri.

FOTO DEL WEB

Grazie Magdalena! Complimenti per lo splendido articolo e alla prossima.

Non tanto tempo, durante un  viaggio a Taormina, in Sicilia, in cui mi ha portato la mia mente, mi è capitato di leggere che proprio questa era una delle città italiane preferite dal nostro scrittore polacco Jarosław Iwaszkiewicz. Personaggio per certi aspetti controverso per molti, ha al suo attivo una  produzione letteraria enorme che generalmente suscita molta ammirazione  e apprezzamenti. Il suo rapporto con Taormina mi ha intrigato così tanto che mi ha trascinato a conoscere in modo più approfondito i suoi legami con l’Italia. Questa curiosità mi ha dato modo di capire quante cose io e lo scrittore avessimo in comune. Ero sorpresa nell’apprendere   che è stato lui a scrivere due meravigliosi libri intitolati: “Podróże do Włoch” e “Książka o Sycylii”. Non so come sia successo che per così tanti anni non fossero mai capitati tra le mie mani . Ma come si dice, meglio tardi che mai. Ovviamente ha scritto anche altro su argomenti italiani, come per esempio il libro di poesie “Śpiewnik włoski”.

Ho anche appreso  che dal 1965 Jarosław Iwaszkiewicz è stato presidente della Società di Amicizia Italo-Polacca e dal 1966 presidente della sezione polacca dell’Associazione per la cultura europea (SEC). Nel 1965 riceve addirittura la Croce di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana!

Scrittore, poeta, saggista, traduttore, politico, co-fondatore dell’associazione di poeti Skamander. Si potrebbe scrivere tanto su Jarosław Iwaszkiewicz, ma in queste brevi riflessioni  evito di soffermarmi sulla sua vita politica o di addentrarmi troppo nella sfera privata. Voglio piuttosto accennare al suo “lato italiano” che recentemente mi ha appunto  incuriosita e anche deliziata.

Il fatto innegabile è che era un uomo dalla personalità molto complessa e contraddittoria. Allo stesso tempo era una persona ambiziosa, sensibile, ben educata, parlava diverse lingue, che senza dubbio lo hanno facilitato durante i numerosi viaggi intorno al mondo, il che costituiva la sua passione. Viaggiare per lui era tutta la sua vita, motivo di ispirazione per la sua grande creatività. “Panny z Wilka” fu scritto durante una delle sue visite a Siracusa. Sognava di studiare a Roma, ma purtroppo ragioni economiche non gli permisero di realizzare il suo desiderio.

In passato viaggiare in Italia e in Grecia era un “obbligo” non solo per intellettuali e artisti, ma anche per gente appartenente a ranghi sociali più elevati. Viaggiare in queste nazioni voleva dire sviluppare la sensibilità per l’arte, la cultura, acquisire nuove forme di socializzazione, vedere altri orizzonti. L’Italia era uno dei luoghi in cui si incrociavano le élites del mondo culturale. Lì si poteva facilmente respirare la storia e l’arte che sono letteralmente presenti ad ogni passo. Per avere questa sensazione basta  camminiamo sulle stesse pietre calpestate dagli antichi romani molti secoli fa. Ogni volta che me ne rendo conto, i brividi mi attraversano il tutto mio corpo.

Anche in questi tempi  l’Italia è una meta di viaggio imperdibile, ma purtroppo per molte persone non è più un centro di cultura e arte, ma solo un paese soleggiato con un buon cibo, belle spiagge, dove è semplicemente di moda andare e poi dopo postare un altro “selfie” su internet con qualche monumento storico sullo sfondo di cui non si conosce nemmeno il nome e la storia. Il turismo commerciale incentrato sul profitto cerca spesso di adeguarsi alle esigenze del turista moderno che, privo di qualsiasi riflessione, percorre le strade affollate dei borghi antichi, passando senza pensare ai tesori dell’architettura. Cercare percorsi letterari o entrare in un museo è fuori discussione. La cosa più importante è spuntare un altro punto alla moda sulla mappa e tornare al proprio paese con una bella abbronzatura e bellissime foto. Dio, quanto è triste! Ma per fortuna questo non vale per tutti, ci sono ancora molti amanti della cultura e dell’arte italiana e la soleggiata Italia continua ad ispirare innumerevoli persone in tutto il mondo. A proposito, probabilmente non c’è nessun altro paese che per secoli avrebbe acceso i sensi e ispirato artisti da ogni angolo del mondo con lo stesso entusiasmo e la stessa forza. Anche tanti grandi polacchi, come, ad esempio, Karol Szymanowski, M. Konopnicka, Kochanowski, Gustaw Herling-Grudziński, che abitava a Napoli, Czesław Niemen, Henryk Sienkiewicz e tanti, tanti altri che è impossibile elencare tutti, non hanno resistito a questo fascino. Una cosa è certa, ogni artista vede l’Italia in un modo diverso,  da quello  che ci regala un’immensa tavolozza di colori, innumerevoli accordi di musica, a quello che ispira pregevoli versi di poesia e raccolte di racconti. Tantissimi spunti, tantissimi motivi perché la nostra immaginazione incominci a fantasticare provando emozioni forti e sconosciute

In  “Podróże do Włoch” e “Książka o Sycylii”  Iwaszkiewicz ci conduce  attraverso uno straordinario itinerario che percorre quasi tutta l’Italia, partendo da Venezia, passando per Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Amalfi, Bari, fino alla Sicilia, terra  che Iwaszkiewicz amava di più. “Podróże do Włoch” è una sintesa di tutti i suoi viaggi nella penisola appenninica e che percorse instancabilmente  per 50 anni. Solo  a Roma ci fu  30 volte! Soggiornò in Italia in diversi periodi dell’anno, per scopi diversi e con persone diverse. Viaggiò spesso in compagnia del suo lontano cugino e grande compositore polacco Karol Szymanowski, che fu il primo a suscitare la sua curiosità per la Sicilia che poi dopo si trasformò in una vera passione e amore. Descrive questo momento nelle prime pagine del “Książka o Sycylii” con le parole: “Il mio contatto con la Sicilia è avvenuto grazie ai racconti di Karol Szymanowski che una volta, durante la prima occupazione tedesca, in un momento di fuga dalla crudele realtà attraverso i ricordi, iniziò  a raccontarmi del suo soggiorno su quell’ isola . Io rimasi talmente preso dalla curiosità che feci come Joseph Conrad, indicando la mappa con il dito: “Devo andarci”.

 Come ammetterà più tardi, la Sicilia gli piacque fin dal primo momento non solo per la sua magnificenza, ma per quella particolare  semplicità che coinvolgeva ed avvolgeva tutto e tutti : abitanti, commercianti, pescatori, paesaggi, colline, comignoli fumanti, asini per le strade cittadine, muli e cavalli che trasportavano  carri colorati. Là trovò quel sole che gli era mancato tantissimo durante la guerra.

 L’argomento si può sembrare  scontato, però vi posso garantire che il modo in cui Iwaszkiewicz descrive i suoi viaggi italiani, i sentimenti, le persone, gli incontri, i concerti, i dipinti, le chiese, le fontane, il profumo dei fiori renderà contenti i lettori più esigenti. Le descrizioni sono prive di pathos o eccessiva enfasi. Afferma che la bellezza dell’Italia non può essere descritta con le parole quindi decide di descrivere solo i frammenti e si concentra sui dettagli. È un tipo di reportage dei sui viaggi in cui cerca di mostrarci la “vecchia” Italia e i cambiamenti in essa avvenuti in 50 anni, visti con gli occhi di un viaggiatore, di un poeta ma soprattutto di uomo semplice. Durante questi viaggi egli rivela e scopre se stesso.

In entrambi i libri  distinguiamo chiaramente quell’aspetto estetico  che mostra  l’autore  estremamente sensibile all’arte, in grado di apprezzare e notare anche dettagli apparentemente insignificanti. È affascinato dalla pittura di Caravaggio e ci permette di guardare le sue opere in un modo unico attraverso  i suoi occhi. La conoscenza e il fascino per la storia dell’arte non gli permettono di evitare  nessuna chiesa incontrata sul suo cammino, dove si nascondono vere gemme della pittura che  permette a noi lettori di scoprire luoghi nascosti e opere d’arte solitamente omesse dalle guide turistiche. I suoi commenti e giudizi sono onesti, pur permettendosi di tanto in tanto di criticare aspramente i luoghi visitati, la situazione politica, i mutamenti paesaggistici in atto negli anni. Nota cose completamente ordinarie, come strade affollate di macchine, che erano ancora vuote  10 anni prima. È frustrante quando si rende condo che in una delle piccole chiese  il dipinto precedentemente visto  fu trasferito in un  museo dove probabilmente non avrebbe avuto la stessa visibilità.

Firenze  è per lui un luogo  in cui incontra Michelangelo. È contento di essere nel mondo in cui era esistito un genio dell’arte così grande. Ammira le sculture dei Prigionieri e la statua del David, vedendo il raffronto tra l’ uomo caduto e l’ uomo trionfante. Dopo ci porta ad Arezzo non tanto lontano da Firenze, per scoprire una scultura sconosciuta di Witt Stoss o un dipinto di Gozzoli. Le descrizioni dei luoghi e opere d’arte visitati da Iwaszkiewicz  possono e devono essere trattate come indizi o indicazioni per ulteriori ricerche, perché in effetti questi libri possono essere trattati con successo come una guida dell’Italia niente affatto comune. L’autore scrive che si può viaggiare in molti modi: sulle orme di immagini, fiori, parole, eroi letterari o ricordi personali. Aggiungo un’altra considerazione personale a proposito dei vari modi di viaggiare. Riguarda il fantastico: possiamo cioè fare le valigie e andare dove il nostro cuore o la nostra curiosità ci vogliono condurre, ma purtroppo non è sempre possibile. Soprattutto ora, quando da ogni parte siamo impediti dal virus mortale e altri pericoli, possiamo fare affidamento sulla nostra immaginazione. Del resto anche Iwaszkiewicz viaggiava con la mente ascoltando i racconti del suo amico relativi soprattutto alla Sicilia.

”Molti anni più tardi, dopo la guerra, dopo vari eventi complicati sono andato davvero in Sicilia. Anche questo viaggio fu bellissimo, era il primo dai miei veri viaggi siciliani ma ovviamente non poteva essere uguale a quello immaginato”.

Un altro aspetto interessante è costituito dalle  sue riflessioni storiche, politiche e sociali. Una parte preziosa perché, oltre al  valore estetico, questi libri svolgono una funzione istruttiva. Durante le passeggiate o le visite turistiche, tesse abilmente fili storici  grazie ai quali in ogni pagina  si apprendono fatti  della storia della Sicilia che non si trovano altrove. Anche i suoi commenti riguardanti  i cambiamenti politici in atto nel paese sono estremamente interessanti.

Infine è molto bella la parte dedicata a quelle descrizioni della gente, in particolare penso alla sua descrizione di una normale famiglia italiana che cerca di fotografare cosi come è in realtà, sicché ascoltiamo conversazioni serali a tavola, annusiamo il profumo dei fiori, gli odori dei pasti, sentiamo i rumori della strada, il rumore e l’odore del mare. Gustiamo persino l’ottimo sapore del carciofo!  Altre volte, ci troviamo tra l’élite a grandi e fantastiche  feste  e anche lì ascoltiamo tutto

Avrei voluto leggere questi libri prima dei miei recenti viaggi in Italia. Avrei guardato con occhi diversi anche l’enorme stazione ferroviaria di Milano o gli affreschi nelle chiese. Beh, spero che ci sia più di un viaggio davanti a me durante i quali mi allontanerò sicuramente dai miei compagni, in modo da poter visitare almeno alcuni luoghi sulle orme di Jarosław Iwaszkiewicz.

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