Il mercato ortofrutticolo (Appunti di viaggio) – Enzo Ferrucci

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Dagli “Appunti di viaggio” del nostro caro amico, scrittore, Enzo Ferrucci, propongo, oggi, ai nostri lettori di leggere attentamente e di gustare le sue osservazioni (che potrebbero essere quelle di qualsiasi persona in uno di quei luoghi del nostro quotidiano). Un luogo comune, forse banale, ma con una vita propria, un universo notturno, misterioso per qualche aspetto, curioso ed interessante per altri.

Grazie Enzo! Contiamo molto su di te. Alla prossima.

Nel cuore della notte, quando tutto è silenzio e l’uomo dorme, esistono posti dove la vita non si ferma a riposare, e continua la corsa frenetica nel tempo che scorre come un fiume verso il mare. Non parlo dei centri di divertimento, di night club e discoteche, che hanno una tematica rivolta al divertimento, ma di luoghi dove si lavora, dove le persone si ritrovano non per divertirsi bensì per dare un senso alla loro esistenza, per campare. Il mercato ortofrutticolo appartiene a questo genere di spazi dov’è possibile respirare un’aria diversa, insolita dalla normale quotidianità, senza riferimenti all’odore della frutta che arriva alle narici. Una mela se la cogli con le tue mani dall’albero conosci il tragitto che ha compiuto per giungere al tuo palato, ma quando la compri o ti vien regalata non immagini le strade che ha percorso per posarsi al tuo tavolo. Le porte del mercato ortofrutticolo generalmente aprono alla mezzanotte, quando i produttori fanno la fila per vendere la loro merce ai grossisti della frutta. Gli sguardi assonnati e stanchi ritrovano vitalità al momento delle contrattazioni, quando la discussione del prezzo diventa più impegnativa di quella di una tesi di laurea. Il vendere tutto e subito da parte dell’agricoltore sposta l’ago della bilancia a favore dei proprietari degli stand o “paranze” come vengono chiamate nel gergo. Il prendere o lasciare mette fine a quelle trattative dov’è difficile trovare l’accordo, l’incontro delle volontà della casistica contrattuale diventa uno scontro e si perfeziona nel momento in cui si abbassano le sponde degli automezzi e dei rimorchi per dare inizio all’operazione di scarico. Gli operai sono per lo più uomini dell’est europeo, che come sciami di api si muovono coi loro carrelli scaricando dai camion e sistemando il tutto sulle isole di cemento predisposte. E’ difficile cercare nei loro volti un sorriso, sono pochi quelli che sorridono, magari nelle prime ore lavorative, troppo vicine nel tempo al letto caldo che si è lasciato. Nelle notti di luna piena anche il satellite più famoso della terra smarrisce il decantato romanticismo, e sembra quasi che beffardamente sorride dall’alto, senza rispetto, senza pietà, senza un briciolo di umanità, ma forse è solo l’impressione di chi per qualche istante alza gli occhi verso il cielo. Quando le contrattazioni volgono alla fine, intorno alle tre, le porte del mercato si aprono ai commercianti dando vita a nuove trattative dove una parte, il grossista, resta immutata, perdendo però la sua forza a causa della concorrenza. Il prendere o lasciare delle ore precedenti si trasforma nell’esaltazione a favore della bontà del prodotto oggetto della vendita. I carrelli degli operai fanno inversione di rotta, questa volta caricano dalle piazzole per dirigersi verso i mezzi dei compratori. I loro volti restano immutati, per loro nulla è cambiato, manco lo sguardo della luna che li osserva dal cielo. Intanto il bar posto ad uno degli angoli del piazzale accende le sue luci. Lavorano lì tre persone, un uomo alla cassa che deve essere il proprietario, e due donne che si alternano nel servire al banco e portare le ordinazioni agli stand. Se avessi modo di osservare il tutto dall’alto sarebbe come vedere e rivedere sempre lo stesso film, sempre gli stessi personaggi, sempre la stessa vita, nulla che possa alludere, anche solo a pensare, a qualcosa di diverso. Ognuno di noi, ogni essere umano, porta con se un bagagliaio invisibile, un contenitore dove vanno a deporsi, talvolta in maniera confusa, le nostre esperienze, che siano positive o negative poco conta, tutte si trovano lì, nello stesso posto, e sfogliandole come un vecchio album fotografico servono a maturare, a crescere, ad apprendere. Ritrovarsi dinanzi un tramonto a Casablanca o la luna beffarda del mercato ortofrutticolo non fa differenza, entrambe hanno la stessa valenza, entrambe ti danno la possibilità di comunicare con la rondine che cinguetta sul balcone di fronte a pochi metri mentre la sigaretta lentamente si consuma. Sono le cinque del mattino.

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