Conoscere l’italiano – alla ricerca della propria identità. Piotr Pokorny

Oggi sono molto fiero di pubblicare l’articolo di Piotr Pokorny, appena laureato in lingua italiana presso l’Università della Slesia. Esso costituisce un documento interessantissimo e, quindi, testimonianza di quella che la determinazione e la tenacia giocano nel raggiungimento di un obbiettivo che all’inizio e durante il percorso può risultare inarrivabile. Lo stesso Piotr ci fa intendere anche che, alla base di ogni passione o vocazione, ci sono degli elementi e dei fenomeni legati alla nostra psiche, che sfuggono ad una comprensione logica del susseguirsi degli eventi. Continua così, Piotr, sono sicurissimo che nonostante i tuoi 48 anni, hai davanti a Te altre mete da raggiungere e da conquistare. In quanto a me, modesto ed umile insegnante dei tuoi primi passi in questa meravigliosa – ma difficile – avventura, ti osserverò e aspetterò i tuoi scritti per farli conoscere ai tuoi connazionali, non soltanto come contributi culturali, ma soprattutto, come esempio per tutti coloro che studiano la lingua italiana.

Le mie più vive congratulazioni!

Guido Parisi

Il mio affascinante percorso per conoscere l’italiano è cominciato in modo tanto straordinario quanto inaspettato. Se ci penso ora, ritengo che ci sia stato un vero colpo di fulmine che mi ha spinto a iscrivermi al corso d’italiano quasi 16 anni fa.

Nel 2004 la Polonia con altri 9 paesi fu accolta nell’Unione europea. Fu per noi, cittadini da sempre vissuti nell’isolamento della cortina di ferro un momento d’euforia e di grande speranza. All’epoca, l’idea di poter viaggiare liberamente in tutta l’Europa, senza le complicate procedure di domanda e di rilascio dei visti, mi sembrò tanto seducente quanto insolita. Il mio primo pensiero fu di andare a visitare l’Italia, il Paese dove avevo trascorso le vacanze con i miei genitori quando avevo solo 6 anni.

Nella mia memoria c’erano un po’ di ricordi sbiaditi, ma quelli sempre vivi erano legati a Lignano Sabbiadoro, una cittadina situata sulla costa adriatica nel Friuli-Venezia-Giulia, dove eravamo arrivati dopo due giorni di viaggio e dopo aver varcato tre confini protetti da soldati armati.

La prima mattina passata sulla riva del mare mi colpì non tanto il suo colore smeraldo quanto la temperatura tiepida dell’acqua marina nella quale si poteva giocare per ore senza uscirne. Ricordo bene questa spiaggia ampissima con i venditori dei gelati che giravano tra la gente, cantando a squarcia gola le canzonette allora di moda. Il più gradevole per il mio palato era il gusto ai pistacchi, il più esotico, di affascinante colore verde che non avevo mai provato prima nella mia breve vita. Era la mia prima volta all’estero, e i ricordi di quell’avventura e delle nuove esperienze che stavo vivendo in quel tempo della mia infanzia, sarebbero rimaste sempre vivi nel mio cuore.

Nel 2004 non potevo purtroppo permettermi di andare in Italia per rivivere questi splendidi ricordi, ma quello che potevo fare, per rendere il mio sogno più reale e percettibile, era di conoscere, almeno un po’, la lingua del paese che volevo rivisitare. Così è nata l’idea di iscrivermi al corso d’italiano.

All’inizio studiavo solo per curiosità. Il mio nuovo impegno risultò tanto affascinante quanto laborioso. Non mancavano ovviamente degli alti e bassi, dei momenti d’orgoglio e di frustrazione. Non sapevo se mi sarebbe bastata la tenacia per continuare il corso, ma nonostante tutti gli ostacoli facevo lo sforzo per proseguire i miei studi. Dopo un po’ scoprii che queste lezioni d’italiano non furono per me solo un impegno, ma diventarono un vero e proprio piacere. Studiavo molto volentieri e spesso più del necessario. Vale a dire che lo facevo soprattutto per me stesso, per ascoltare la pronuncia di parole di una lingua la cui melodia e musicalità mi affascinavano così tanto.

Uno dei miei primi insegnanti fu il dott. Guido Parisi, che all’epoca insegnava la lingua italiana all’Università della Slesia. È proprio lui che devo l’attenzione per quegli aspetti dell’arte e della storia italiana che lasciarono impronte nel tessuto linguistico, e la cui comprensione è indispensabile per capire l’anima della lingua di Dante e della nazione che la usa.

Avevo la fortuna che i miei insegnanti mi incoraggiassero molto presto a leggere i libri della narrativa italiana, suggerendomi gli autori buoni e noti per il loro stile accattivante come ad esempio: Niccolò Ammaniti, Stefano Benni o Fabio Volo. Cominciò quindi la mia avventura con la narrativa, anche se non riuscivo spesso a capire tutti i meandri della trama, ma grazie a questa esperienza conobbi un vocabolario nuovo, spesso sublime del cui uso sarei potuto essere fiero, ma anche quello semplice, meno raffinato. ma sempre utile nella comunicazione quotidiana. Penso che sia stato proprio allora, quando nacque questa mia grande passione nei confronti della lingua italiana, che questo irrefrenabile desiderio di immergermi completamente nel mondo linguistico e culturale dell’Italia, mi trascinò definitivamente nella sua sfera.

Nel 2010, cioè dopo sei anni dall’inizio del mio apprendimento, ho superato il mio primo l‘esame CILS B2 e poi, sempre studiando in deversi corsi individuali, ho superato gli altri due, ovvero C1 e C2, però la mia anima, insaziabile dell’italianità, rimaneva insoddisfatta, richiedendo sempre di più.

Studiando attentamente la lingua ho scoperto che dietro le parole c’erano la storia millenaria e la ricchezza della sua cultura. Ho capito di non poter fare un progresso significativo senza conoscerne. Per colmare le lacune in questo campo ho dovuto allargare i miei studi e l’unica cosa che mi sembrava giusta da fare e altrettanto stimolante era di iscrivermi alla facoltà di italianistica. Non è stata però una decisione facile per me. Ho chiesto a diverse persone di darmi consigli e nonostante i pareri scettici, mi sono affidato alla mia intuizione e mi sono iscritto alla faccoltà della lingua italiana all’Università della Slesia. Così nel 2018, all’età di 48 anni sono diventato uno studente dell’italianistica.

Oggi, dopo essermi laureato devo affermare che è stata una delle mie migliori decisioni prese nella mia vita. Presso mia facoltà ho conosciuto bravissimi professori che mi  hanno mostrato tutta la bellezza della lingua italiana e la ricchezza di diversi fenomeni di cui essa è impregnata rendendola così suggestiva ed affascinante. Sono particolarmente grato alla dott.ssa Adriana Loiodice per la sua prontezza nel chiarirmi tutte le ambiguità della lingua di Dante e per la sua amicizia.

La più bella esperienza durante tutto il mio corso è stata indubbiamente la scrittura della mia tesi di laurea. L’ho intitolata I suoni tra le foglie-la musicalità nella poesia dannunziana, e come indicato nel titolo, è dedicata alle poesie di Gabriele D’Annunzio, in particolare quelle nelle quali il poeta pescarese mette al centro del suo interesse artistico la natura, animando la descrizione dei paesaggi marini e silvestri con i suoni prodotti dalla natura stessa. Per dare l’anima alle sue liriche il poeta ha usato diversi modi espressivi rendendole melodiose ed affascinanti anche a distanza di più di cent’anni.

Con questa mia tesi ho realizzato il mio grande sogno di laurearmi in italianistica e poi ho dato anche il mio contributo alla musicalità della lingua italiana, che mi affascinava così tanto fin dalla mia infanzia. Una volta scelto questa bellissima strada, intendo proseguirla. Sono curioso dove questa volta mi porterà la mia passione.

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