Piotr Pokorny Recensione “Identità ritrovate”, Guida Editore Napoli

Piotr Pokorny

E’ sempre bello ed interessante ricevere contributi inaspettati dai nostri lettori ed amici. Apprezzo molto questa preziosa recensione del nostro filologo Piotr Pokorny che ha saputo dissezionare i tre racconti narrati cercando di penetrare la labirintica psicologia dell’autore.

Grazie Piotr, alla prossima.

L’anno scorso, durante l’incotro con lo scrittore Guido Parisi ho ricevuto il suo penultimo libro intitolato “Identità ritrovate”. In precedenza, ho già avuto il piacere di leggere uno dei suoi romanzi la cui trama è sempre viva nella mia memoria. Conoscendo la sua scrittura, tutt’altra che banale, schemtica o ripetibile, ero impaziente di iniziare la lettura del libro il cui titolo mi ha intrigato fin dall’inizio.

Il tema pricipale del romanzo, o meglio di tre racconti che lo costituiscono, è ciò che da sempre affascina gli esseri umani, indipendemente dalla cultura e dai tempi in quali vivono. Intendo il porsi quella domanda che prima o poi fa ognuno di noi, cioè, se la nosta esistenza finisce con il nostro ultimo respiro o in qualche modo dura ancora, cambiando solo la forma o il corpo nel quale l’anima è racchiusa. Dal punto di vista della nostra esistenza, la questione è tanto intrigante quanto fondamentale e darne una risposta può cambiare definitivamente la vita di chi riesce a farlo.

Il libro racconta  tre storie, le cui trame sono ambientate in tre diversi paesi: in Italia, in Canada e in Inghlitterra. I protagonisti, ovvero: Matteo, Julie e Helen, conducono  vite tranquille fino al momento in cui inaspettatamente dopo l’accadimento di strani e inspiegabili avvenimenti,  preoccupati e talvolta spaventati, per il fatto di con comprendere la natura di certi fenomeni, cominciano a indagare  per capire il senso di ciò sta accadendo.

I tre personaggi apparentemente comuni, di diversa età, che vivono in diverse parti del mondo, hanno in comune più di quanto si possa immaginare.

Matteo è un manager milanese di mezza età, a cui l’odore aspro del bruciato, soprattutto ustioni alla pelle, provoca attacchi di panico durante i quali perde i sensi e ha  visioni riguardanti luoghi sconosciuti ed esotici. Julie è una studentessa canadese, che interpretando il ruolo di Giulietta nel famoso spettacolo di Shakespeare, preparato da un gruppo di studenti, viene tormentata dalla presenza di una donna italiana del Medioevo che molti secoli prima è vissuta a Mantova, la città dove si svolge l’ultimo atto della storia dei due amanti sfortunati. Alla fine c’è Helen, una ragazza inglese, anche lei studentessa che frequenta l’università di Caerleon in Galles. Nelle vicinanze della città dove studia ci sono conservati numerosi resti dell’epoca romana. Talvolta succede che la giovane ragazza a stretto contatto con i reperti avverte strane percezioni che le la portano in altra realtà, ambientata nel mondo antico.

Tutti e tre provano sensazioni e straordinarie esperienze dalle loro vite passate. Questo fenomeno viene chiamato reincarnazione ed è un elemento caratteristico delle religioni orientali. Ci sii può credere o no. È  questione di fede e come tale non richiede alcuna prova. Ma chi ritiene possibile questa eventualità la prende in considerazione e ci cerde, essa letteralmente può mettere sottosopra le proprie convinzioni.

È proprio ciò che accade ai protagonisti. Per scoprire la verità e per comprendere chi sono, o piuttosto chi erano nelle vite passate, ognugno di loro va alla ricerca della propria identità, recandosi nei luoghi che hanno visto durante le visioni.

Il topos di viaggio ha un valore simbolico, è la metafora dello sforzo, di paura dell’ignoto e dei propri limiti, ma occorre ricordare che alla fine di ogni viaggio c’è sempre  un premio che gratifica le difficoltà subite. Scoprire le proprie radici (la propria identità) porta spesso allo sviluppo spirituale che in conseguenza significa avvicinarsi alla fonte della verità, alla sapienza assoluta o come altro la vogliamo chiamare. I protagonisti affrontano questa sfida e ricevono il loro premio meritato.

Di solito le prime due o tre pagine bastano ad un attento lettore per valutare le abilità di uno scrittore. Nel caso di Guido Parisi si sente la facilità con quale l’autore conduce la sua narrazione. Lo fa in modo naturale, elegante ed è evidente che scrivere gli fa un grande piacere. L’autore scrupolosamente costruisce l’intreccio, rendendo la storia sempre più avvincente per il lettore. È evidente che la preparazione degli intrecci narrativi gli costano  tanta fatica. 

Il racconto dedicato a Matteo viene arricchito da Parisi dalle dettagliate informazioni sulla cultura, costumi e credenze degli abitanti dell’ India. Egli non a caso dà importanza a questi elementi, perché essi rendono la storia molto più plausibile e realistica. Dal modo in cui lo scrittore riporta diversi fatti, si può dedurre che le questioni riguardanti la storia e la religione indiana sono un campo di grande  interesse, il frutto dei suoi scrupolosi studi al riguardo.

La storia di Julie invece, si basa su fatti storici. Il punto di partenza per raccontare la storia è la tragica vita di Agnese Visconti Gonzaga una nobile milanese che dopo aver sposato Francesco Gonzaga diventò la Signora di Mantova. All’età di soli 23 anni, la povera donna, in seguito al complotto ideato da suo marito, che per i motivi politici voleva creare un’alleanza contro i Visconti, fu accusata di adulterio e condannata a morte. L’esecuzione fu effettuata nel cortile del Palazzo Ducale di Mantova nel febbraio di 1391.  

L’autore ha deliberatamente intrecciato questo sfondo storico nel suo racconto per rendere la storia di Julie più verosilmile. Occorre concludere che ha raggiunto l’effetto desiderato. 

   Il libro di Guido Parisi è un esempio di letteratura sapiente e ambiziosa che provoca nel lettore  diverse riflessioni. È uno di quei libri che rimangono a lungo nei pensieri di chi l’ha letto.

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